Vent’anni di passione: intervista a Francesco Campironi

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Per festeggiare  il 20° compleanno di Toastmasters in Italia, abbiamo chiesto ad uno dei protagonisti di rivivere con noi l’avventura di questi anni. Ecco il suo racconto, ricco di ricordi, consigli ed entusiasmo.

Ciao Francesco, ci racconteresti di quando tutto ebbe inizio? Cosa vi ha spinto a fondare il club? Com’é nata l’idea?
Sono curioso da sempre, è una delle mie caratteristiche che ha contribuito a una buona parte delle decisioni prese nella mia vita. Avevo frequentato a livello aziendale un corso di public speaking e mi incuriosì la lettera che Dyane Frymann inviò ai dirigenti delle multinazionali iscritte all’American Chamber of Commerce di Milano per promuovere il Toastmasters. Mi chiesi cosa fosse e da quel momento non ho mai perso un incontro.

Hai mai avuto paura ad affrontare il pubblico?
Sì, soprattutto agli inizi della mia carriera quando durante gli incontri annuali ogni manager doveva presentare le proprie competenze e i risultati del proprio territorio. Il tutto avveniva alla presenza delle massime autorità svizzere e all’osservazione “critica” (non da TM) dei colleghi, in prevalenza tedeschi, svizzeri e, a mio avviso, con qualche preconcetto nei confronti dei colleghi italiani.

Cosa hai provato dopo essere stato valutato per il tuo primo discorso?
Ho sicuramente apprezzato come mi sono stati fatti notare alcuni elementi del mio discorso che necessitavano di correzioni e ho preso consapevolezza del fatto che potevo acquisire più capacità di espressione, ma ho avuto anche un rafforzamento dell’autostima.

Dalla tua esperienza, quali sono i 3 elementi più importanti per preparare un discorso?
-   
Cosa voglio dire e a chi, o meglio cosa voglio condividere
-    Annotare su fogli sparsi le singole idee, decidendo in seguito la loro successione
-    Provare, affinare, ripetere e.. visualizzare lo svolgimento con un finale di successo.

Cos’è cambiato in questi vent’anni?
Ci vorrebbe un libro!!  TM è divenuto una parte della mia vita, elemento utile per la carriera, una priorità alla quale non si poteva rinunciare. La “scusa” del TM era l’occasione per staccare la spina: via dal lavoro, via dalla famiglia per immergermi in un mondo ricco di stimoli.

Ci racconteresti il momenti più bello e quello più difficile per il Club in questi anni?
Momenti belli tanti: il saluto dei colleghi alla mia partenza per Bruxelles, quando a Bruxelles ho verificato di persona cosa significasse essere accolto in qualunque parte del mondo solo per essere già membro di un Toastmasters Club, il rientro a Milano e la suddivisione dei due Club che ha portato una forte crescita dei soci e poi la nascita di vari Club in Italia.
Il più bel momento però è stato il 15 Luglio di quest’anno, grazie all’accoglienza calorosa di tutti voi al meeting congiunto dei Club milanesi.
Gli unici momenti difficili sono stati casuati da alcuni soci che si erano iscritti pensando di strumentalizzare lo spirito no-profit del TM, ma il tutto si è sempre risolto senza grandi problemi.

Che consiglio daresti ad un giovane socio TM che sta iniziando il suo percorso?
Di sentirsi sin dall’inizio una parte integrante del Club, di notare quanto sia stato accolto e messo in condizione di superare la ragionevole timidezza dell’inizio. E insisterei sul fatto che si viene al TM per apprendere – in un ambiente amichevole e non giudicante – l’arte di sapersi esprimere e far conoscere i nostri pensieri nel migliore dei modi. Gli direi anche che l’aiuto dei membri, dei mentor e degli altri ci sarà sempre, ma che ognuno di noi deve essere pronto a impegnarsi in prima persona.

E a un club che sta nascendo?
Direi ai nuovi mebri che incontreranno soci fondatori esperti e gli consiglierei di sfruttare appieno l’opportunità di migliorare la propria capacità di comunicare. E gli direi che il Toastmasters, “vissuto” come deve essere, è di fatto un master in organizzazione, ma soprattutto di vita. Un luogo di attenzione, di confronto con i vari partecipanti, che altro non potrà fare se non arricchire.

Ed ora? Cosa provi, sapendo di aver concluso l’esperienza TM?
Il Toastmasters rimarrà sempre nel mio cuore e ritengo che abbia contribuito a forgiare il mio modo di essere  e di esprimermi. Lo sento e lo vedo quando ho modo di parlare con nuove persone, con cui la conversazione si fa sempre chiara e incisiva. Userò le capacità acquisite al TM nell’ambito della mia attività di volontariato, che potrò senz’altro migliorare grazie a quanto appreso.
La mia curiosità terrà sempre le antenne attive, d’altronde la nostra  è una “long life learning attitude” che, come potete immaginare, permette di lasciare la carta d’identità in un cassetto…

Ci regaleresti un ultimo pensiero?
Immaginaniamo un vasto campo di fiori in primavera, fili d’erba dai quali spuntano fiori, colori diversi, forme diverse, alti, bassi, flessibili, rigidi  rivolti al cielo, fortemente radicati al suolo, tutti rivolti alla luce al sole con un forte desiderio di crescere.. Non siamo forse noi del Toastmasters, con le nostre personalità ma uniti da uno scopo comune?

2 Responses to Vent’anni di passione: intervista a Francesco Campironi

  1. Giorgio Medi scrive:

    Bella intervista ! Da ex club member Toastmaster raccomando a tutti di leggerla e di mettersi in gioco iscrivendosi ad uno dei club milanesi. Diventerete migliori e vi divertirete !

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